B-Factory: Il linguaggio come Espressione e Progetto

MAESTRANZE

B-FACTORY:
IL LINGUAGGIO COME ESPRESSIONE E PROGETTO

testo: Elisabetta Baratti
collage
Rocío Fernández Lorca
foto: B-Factory

B· FACTORY nasce nel 2018 in seguito a una co-progettazione tra l’associazione Noi Uniti Per L’Autismo (NUPA) – fondata da un gruppo di genitori fortemente determinati nel migliore la qualità della vita dei propri figli affetti da disturbi dello spettro autistico (ASD) – e il Comune di Parma, con la partnership di Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e Relazionale.

“B-Factory” prende il nome da una duplice suggestione: da una parte “to be”, essere, dall’altra l’idea di “piano B”, espressione che si usa di solito per designare la strategia da attuare quando il “piano A”, la perfezione, non ha funzionato. Il piano B non è quindi una sconfitta, una rinuncia, bensì la cosa più sensata da attuare, perché è passato al vaglio dell’esperienza, con cui il piano A non ha saputo, a priori, misurarsi. Avere un piano B non vuol dire essere di serie B, non è un declassamento, è anzi un superamento consapevole e un almanaccare le possibilità di scelta in maniera più concreta e proattiva, e spesso, ciò che porta al successo, è proprio il piano B.
A B-Factory si DA VOCE. L’ Heidegger della Kehre (Svolta Linguistica) proclama “dove non c’è linguaggio non c’è mondo”: è il linguaggio stesso che conduce alla presenza di connessioni e dischiude il significato delle cose. Il nominare chiama le cose nella loro essenza.
Uno spazio innovativo e sperimentale frutto del sostanziale cambiamento di approccio che negli ultimi anni ha interessato l’ambito della disabilità. La crescita dell’aspettativa di vita delle persone con disabilità intellettiva, il progresso nell’attenzione diagnostica e di cura di casi di autismo, hanno infatti contribuito a rafforzare le aspettative delle famiglie in merito alla qualità della vita e al futuro dei propri figli.
Una generazione di giovani che richiede risposte sempre più flessibili, personalizzate, disegnate a misura dei bisogni e delle ambizioni individuali ed indirizzate all’inclusione sociale grazie a un mix di risposte che uniscono concetti e azioni di assistenza, integrazione, lavoro, tempo libero e socializzazione.
Alla luce di queste evoluzioni, il NUPA porta avanti nuove istanze progettuali finalizzate alla promozione di percorsi realizzati in sinergia con le realtà del terzo settore e che richiedono nuove modalità di risposta da parte degli enti pubblici.
L’Assessore al Welfare del Comune di Parma, Laura Rossi, ha risposto a questa necessità inserendo come priorità della sua agenda politica gli investimenti rivolti ad iniziative di welfare per i ragazzi disabili, a partire da B-Factory. “Un progetto che mira a promuovere un cambiamento di paradigma mentale sulla disabilità, e interseca vari ambiti e muove una molteplicità di variabili. Occorre scalzare la mentalità del sistema prestazionale, di erogazione di servizi, e coinvolgere la Comunità, in un’ottica di restituzione e di scambio, di relazione con il territorio. I problemi sociali, e la loro soluzione, devono essere problemi della collettività, intesa come Gemeinschaft (comunità in tedesco), non come Gesellschaft (società in tedesco)” spiega l’Assessore Laura Rossi.
Uno dei principali attori di B-Factory è Mattia Salati, psicologo e delegato alla Disabilità, che ha offerto supporto tecnico e metodologico all’implementazione del progetto, coordinando l’organico, composto da psicologi ed educatori, e monitorandone l’andamento.
La scelta del CUBO come sede non è casuale, lo spiegano l’Assessore Rossi e lo psicologo Salati:“B-Factory ha voluto collocarsi in uno spazio urbano, nato dalla riqualificazione dell’area industriale dove arte, architettura, comunicazione, design, marketing, video, moda, modernariato, restauro, edilizia, idraulica si intersecano tra studi creativi, laboratori di produzione e promozione, negozi, gallerie, bar e una palestra. È un contenitore e uno spazio vetrato e trasparente, dove i laboratori artigianali e varie professionalità comunicano fra loro: la rigenerazione degli spazi al CUBO significa rigenerazione anche di tipo sociale e relazionale per i ragazzi di B-Factory”.

Perché B-Factory è differente

B-Factory è un Assessment Centre, un laboratorio sperimentale centrato sulla valutazione, che trova rigore metodologico negli approcci evidenced based; si discosta dai classici servizi per la disabilità, legati ad un’ottica assistenziale, di erogazione di prestazioni sanitarie e parasanitarie. Pertanto, non essendo un centro diurno che offre attività strutturate e standardizzate, ripetitive e ridondanti, B Factory guarda alla dis-abilità nell’ottica di abilità, potenzialità, scelte e preferenze; unicità, individualità e centralità della persona.
L’idea progettuale nasce sotto l’egida della Dichiarazione Onu dei Diritti della Persone con Disabilità, ove si sancisce che: “la persona con disabilità si riappropria di un potere, quello di immaginare e costruire il proprio futuro”.
Nuovi termini entrano dunque a far parte del comune linguaggio tradizionalmente associato alle PcD – Persone con Disabilità: opportunità, progetti di vita, KPI indicators, domini della qualità di vita. Non si tratta solo di benessere materiale, fisico, diritti, inclusione sociale e relazioni interpersonali…ma anche di ambiti fino ad oggi praticamente ignorati per le PcD, cioè l’indipendenza, l’autodeterminazione e lo sviluppo personale.
La strada ancora è lunga per superare il paradigma di disabilità come dipendenza e incapacità, pensare le PcD non come eterni bambini o degenti a lungo termine, pensare ad una assistenza che sia un sostegno e una guida e che possa, e che debba, sfumarsi nel tempo, per far spazio a percorsi di autonomia e distacco progressivo, abilitazione e sviluppo. Infiniti anche i tabù,dalla bellezza, alla sessualità, alle relazioni amorose, percepiti come universi paralleli che non possano aver casa fra le PcD, mentre le evidenze mostrano il contrario.
Insieme allo staff, guidato dalla Psicologa Marinella Anchora, i ragazzi imparano a esprimere le loro preferenze e i loro desideri per redigere un “Progetto di vita”; un documento programmatico a medio-lungo termine, un vero e proprio diploma di maturità della persona con disabilità, modulabile in base alla naturale evoluzione di bisogni, aspettative e desideri, col fine ultimo di un livello sempre più organico e significativo di qualità della vita e autodeterminazione. Il Progetto di Vita è sia un Diploma che un Passaporto, perché “B-Factory vuole essere un aeroporto, non un parcheggio” come ha dichiarato l’Assessore Rossi, per proiettare all’esterno le vite di questi ragazzi, perché possano diventare parte attiva della comunità e del mondo del lavoro.
Si tratta di un processo complesso, multi-stakeholder, i cui protagonisti, alleati, devono essere le istituzioni pubbliche nazionali e regionali, la comunità scientifica, il terzo settore, i movimenti delle persone con disabilità, gli enti e i soggetti attivi nel settore della certificazione di qualità.
Visitando B-Factory si ha un’impressione rilassante e piacevole, lo spazio dai toni chiari, dal design urban, moderno e colorato, non richiama l’idea di una struttura assistenziale, ma di un centro ricreativo. I ragazzi svolgono attività diverse: chi si sottopone ai test di valutazione, chi balla, chi suona il pianoforte, chi annaffia le piante del CUBO, chi semplicemente, sonnecchia. Perché ogni ragazzo, proprio come tutti, ha la propria indole, le proprie esigenze e le proprie caratteristiche: chi è pigro e chi è ipercinetico, chi è taciturno e chi chiacchierone, chi è timido e chi espansivo. Il principio di Individualità è fondamentale: ogni ragazzo deve compiere attività in armonia con la propria personalità, senza essere costretto ad attività comuni standardizzate e “riempitempo”, orari rigidi e non modulabili.
La difficoltà più grande per questi ragazzi, e la sfida degli operatori, è come poter esprimere ed estrinsecare le loro preferenze e gradimenti: “Il linguaggio tradizionale verbale, e l’espressione tramite esso, spesso non è loro accessibile – racconta Marinella Anchora -. Ogni ragazzo ha un suo linguaggio, chi verbale, chi visivo, chi uditivo: gli educatori tramite cards costruiscono delle scale di gradimento per poter capire quali potrebbero essere i loro interessi, gusti o aspirazioni, volontà, passioni che non possono esprimere a voce”.
Il Linguaggio ha funzione istitutiva nei confronti del mondo, e grazie ad esso si delinea l’Orizzonte di Possibilità dell’uomo dove possiamo esercitare la nostra Progettualità, sia essa un Piano A…o un Piano B!

COS’È L’AUTISMO?

L’Autismo, o per meglio dire i disturbi dello spettro autistico (ASD), sono disturbi di natura neurobiologica caratterizzati da difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale e dalla presenza di comportamenti e interessi ristretti e stereotipati. Si associano spesso problemi sensoriali, disarmonie motorie e cognitive, scarse capacità di autonomia personale e sociale, difficoltà comportamentali, autolesionismo e aggressività. Nonostante il grande incremento di incidenza negli ultimi anni, vi è ancora molta ignoranza su questo disturbo che pure ha un devastante impatto sulla qualità di vita del soggetto colpito, sulla sua famiglia e sul contesto sociale circostante.