Beyond Jazz

ARTI E MESTIERI

BEYOND JAZZ

Intervista a Roberto Bonati, Direttore Artistico del ParmaJazz Frontiere Festival.
Un’avventura che tutti, a modo loro, possono e sono in grado di vivere. Un’avventura che continua da oltre due decadi e varca tutti i confini.

testo: Giorgia Chicarella
foto: Parma Jazz Frontiere Festival

Un evento di caratura internazionale che abbraccia differenti esperienze artistiche e si proietta in modo audace verso il futuro: è ParmaJazz Frontiere Festival. Abita nel centro di Parma da ben 24 anni, dopo il suo esordio ad ottobre del ’96.

Contemporaneo, avventuroso ed innovativo, appunto, di “frontiera”, è giunto alla XIV edizione, in programma dal 25 ottobre al 2 dicembre, sotto la direzione dell’Associazione Parma Frontiere, come uno dei fiori all’occhiello della nostra città, capace di accogliere personalità di tutto il mondo nelle location più eterogenee. Ne parliamo con l’inventore e Direttore Artistico, Roberto Bonati, contrabbassista, compositore, direttore d’orchestra, Professore del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma.

Direttore, perché la scelta di creare ParmaJazz Frontiere Festival?

“Il lavoro da musicista mi ha permesso fin dai primi anni ’90 di girare il mondo e di partecipare ad eventi musicali di caratura internazionale. Da qui l’idea di crearne uno a Parma. Un Festival dedicato al Jazz, con un format non tradizionale, ma di frontiera: capace di accogliere differenti esperienze artistiche – la musica, la danza, il teatro, la fotografia, la pittura – e avventuroso, ossia aperto al futuro e alle nuove forme musicali. Un Festival all’insegna della contemporaneità del jazz che in 100 anni ha percorso 2000 anni di storia della musica colta occidentale”.

Come viene vissuto dalla nostra città il Festival?

“Parma lo ha accolto molto bene. Lo spirito di ricerca e di elevata qualità che da sempre caratterizza la programmazione ha spesso fatto pensare ad un evento difficile, destinato a pochi, ma non è così; anzi, il successo di pubblico delle diverse edizioni è la prova che ParmaJazz Frontiere è un’avventura che tutti, a modo loro, possono e sono in grado di vivere. L’idea di coinvolgere spazi della città non prettamente deputati a questo tipo di eventi, ha ampliato l’interesse: chiese, teatri, saloni museali. L’ obiettivo è quello di dare alla musica e alle altre forme artistiche lo spazio e il tempo giusto per essere vissute: favorire l’ascolto e l’attenzione del pubblico offrendo un’esperienza immersiva elevata è, a mio avviso, un elemento che va valorizzato e protetto”.

Quanto conta la comprensione artistica per raggiungere la profondità?

“Per leggere una poesia, ascoltare un brano musicale, osservare un dipinto… è necessario uno sforzo di comprensione perché ogni esperienza artistica, e non solo artistica, manifesta una complessità, anche quando si cela dietro una semplicità apparente. Impegnarsi non è un male, anzi è un bene necessario che nasce dall’interesse che nutriamo nei confronti di quello che stiamo vivendo. Chi sceglie di prendere parte al Festival può non conoscere alla perfezione il prodotto artistico, ma deve essere nella disposizione d’animo adatta per accoglierlo, ossia essere disposta all’ascolto. Perché, non dimentichiamolo, la musica per essere vissuta non deve essere spiegata, bensì ascoltata. Credo che questo preconcetto legato alla

difficoltà insita nell’apprendimento di un certo tipo di esperienze sia un imbarbarimento assoluto della nostra cultura, una deriva. Il pubblico ha un’intelligenza elevata ed è capace di comprendere le cose più disparate; è una questione di volontà e di interesse. È la forma mentis che ci ha permesso di creare questo Festival, di nutrirlo per 24 anni e di portare un “pezzo di questa civiltà” all’interno di Parma e di tutta la nazione”.

Come giudica la presenza dei giovani all’interno di questo panorama artistico e del Festival?

“Sono molti gli artisti giovani nel nostro Conservatorio che sono coinvolti in questa esperienza, personalità artistiche interessanti. Basti pensare che da cinque anni abbiamo avviato il progetto European Academy Ensemble con le Accademie di Olso, Göteborg e Stavanger proprio per favorire l’interscambio culturale di musicisti e compositori tra i 20 e i 25 anni di età. Gli obiettivi sono precisi: formazione, esperienza internazionale, capacità di mettersi in gioco, crescita. Il Festival accoglie e fa propria fin dalla sua nascita questa apertura alle nuove generazioni, a tal punto che quasi la metà dei concerti in programma è frutto di proposte di artisti emergenti. Anche gli innovativi spazi del CUBO hanno accolto molti giovani studenti del Conservatorio: un’esperienza importante per tutta la città”.

Scopri di più: parmafrontiere.it