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ART IS CALLING / DILETTA SIMONETTI

ART IS CALLING / DILETTA SIMONETTI

08.06.2020

A cura di CUBO, POIS, L’ABC
Inaugurazione: giovedì 7  maggio 2020

CUBO Gallery via La Spezia 90, Parma

Lunedì 8 giugno

In diretta su https://www.facebook.com/cuboparma

In collaborazione con:

ART IS CALLING

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”

In questo periodo di grandi cambiamenti, sentiamo la necessità di trasformarci un po’ anche noi.
Abbiamo pensato ad un modo in cui poter continuare a proporre qualcosa di nuovo e stimolante.
Ad un’arte più virtuale, per evitare che il momento ci costringa a rinunciare alla creatività che, da sempre, fa parte di CUBO.
Così, partirà a breve un nuovo progetto in collaborazione con L’ABC
Ogni settimana presenteremo due dei loro artisti che ci parleranno delle proprie visioni, ci illustreranno le loro opere o le loro tecniche.

 

PROGETTO

2020, pandemia. Bloccati in casa senza possibilità di socializzare, privati della libertà.

L’essere umano ha bisogno di decidere autonomamente se, quando e in che modalità entrare in contatto con l’altro. Quando questo privilegio viene a mancare il risultato è un forte distacco dalla realtà: qualunque cosa all’esterno è confusa e distorta.

Si arriva a capire che la parvenza di stabilità sociale data dall’iperconnessione non è nient’altro che una facciata: siamo tutti soli, alla fine. E se durante periodi di normalità si può fuggire dal pensiero di dover fare i conti con la propria interiorità in questo momento è impossibile. In questo periodo di precarietà l’unica compagna è la depressione che ritorna, insieme al distacco, al vuoto, all’assenza.

 

Diretta alle ore 18:00 su https://www.facebook.com/cuboparma

DILETTA SIMONETTI

cresciuta a metà tra Parma città e la sua campagna. Ha frequentato il Liceo Artistico Paolo Toschi e al momento studia fotografia presso il CFP Bauer a Milano.

Vuole specializzarsi in architettura perché ha sempre fatto parte della sua vita ed esercita su di lei una potente attrattiva.

Non vuole fare l’artista: detesta l’idea di inserirsi in un mondo già saturo.

Utilizza spesso la fotografia in modo egoistico, come strumento per guarire e crescere: la macchina diventa quasi un sesto senso che, quando gli altri sono offuscati, la aiuta a conoscere ciò che la circonda.

Vive nell’ossessivo bisogno di definire ogni cosa e paradossalmente è proprio la natura prismatica della fotografia che le impedisce di allontanarsene.

Non riesce a ridurla a un’unica definizione e ogni volta che vi si avvicina essa le scivola dalle mani. Ed è questo il motivo per cui, forse, non vuole trovare una soluzione: è la sua incessante ricerca che la spinge a continuare.

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